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BULLISMO :-x

Il BULLISMO a scuola è un fenomeno di vecchia data. Il fatto che alcuni ragazzi siano frequentemente e ripetutamente molestati da altri è stato descritto in film, serie tv, e romanzi oltre che raccontato in numerosi articoli di giornale, e molti adulti di oggi lo hanno sperimentato direttamente, come emerge dai loro ricordi dei giorni in cui frequentavano la scuola. Sebbene molti siano a conoscenza del problema del bullismo, solo agli inizi degli anni Settanta ci si è impegnati in uno studio sistematico di tale fenomeno. È rimasto spesso nascosto, o è stato sottovalutato, per via del fatto che accade in spazi lasciati colpevolmente incustoditi o perché le vittime spesso non riescono a denunciare quanto subiscono. Molti, inoltre, restano a guardare e non aiutano il compagno in difficoltà a denunciare l’accaduto. La scuola, piccola grande comunità di ragazzi, è il palcoscenico ideale. Essendo difficile capire quale sia il confine tra un brutto scherzo e un’autentica azione violenta, solo negli ultimi decenni gli studiosi hanno affrontato con attenzione il problema chiedendosi come aiutare un bambino vittima di bullismo, cosa devono fare i genitori e cosa gli insegnanti, come difendersi dal bullismo, come intervenire.

Il termine inglese “bullying” (di cui l’italiano “bullismo” è la traduzione letterale) è il più usato nella letteratura internazionale sull’argomento; il bullismo è un fenomeno affine al mobbing in ambito lavorativo e al nonnismo nell’esercito: fenomeni, pur distinti, estremamente simili. In termini generali, Dan Olweus definisce in questo modo il bullismo: «uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni». (D. Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti, pp. 11-12), dove per “azioni offensive” s’intendono le situazioni in cui una persona infligge intenzionalmente o tenta d’infliggere un’offesa o un disagio a un’altra persona. Le azioni offensive possono essere perpetrate attraverso l'uso delle parole (per esempio minacciando, rimproverando, prendendo in giro o ingiuriando), sia ricorrendo alla forza o al con tatto fisico, per esempio picchiando, spingendo, prendendo a calci, tormentando o dominando un altro.

Tavolta, le azioni offensive possono essere perpetrate anche senza l’uso delle parole o del contatto fisico: beffeggiando qualcuno, con smorfie o gesti sconci, escludendolo intenzionalmente dal gruppo o rifiutando di esaudire le sue richieste (sempre Olweus, 1996). Il bullismo può essere perpetrato da un singolo individuo, il bullo, o da un gruppo; allo stesso modo le vittime possono essere individui o gruppi. In ambito scolastico è comunque in genere uno studente che si trova, magari suo malgrado, a vivere una condizione di isolamento dovuto a vari fattori: intelligenza, aspetto fisico, condizione sociale, cultura, religione e altri. È opportuno inoltre distinguere tra bullismo diretto, che si manifesta in attacchi aperti nei confronti della vittima, e bullismo indiretto, che consiste in una forma di isolamento sociale e in una intenzionale esclusione dal gruppo (Olweus, 1996). Il bullismo secondo il Telefono Azzurro il fenomeno del bullismo è in crescita: secondo i dati raccolti da Telefono Azzurro nel biennio 2013-2014, a fronte di un totale di 3.333 consulenze su problematiche inerenti la salute e la tutela di bambini e adolescenti, le situazioni di bullismo e cyberbullismo riferite sono state 485, il 14,6% del totale. Analizzando l'andamento annuale degli interventi dell'associazione che riguardano questi episodi, si osserva che si è passati dall'8,4% del 2012, al 13,1% del 2013, per arrivare al 16,5% del 2014. I bambini e gli adolescenti coinvolti sono principalmente di sesso femminile e di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, anche se è presente un'alta percentuale di adolescenti. Il 10,2% dei bambini e adolescenti coinvolti è di nazionalità straniera. Secondo l’indagine “Osservatorio adolescenti” presentata da Telefono Azzurro e DoxaKids nel mese di novembre 2014, condotta su oltre 1500 studenti di scuole italiane di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, il 34,7% dei ragazzi ammette di aver assistito o di essere stato vittima di episodi di bullismo (alle medie ne è vittima il 30,3%, alle superiori la percentuale sale al 38,3%). La scuola risulta essere il luogo prevalente in cui è presente il bullismo (il 34,3% dei ragazzi intervistati, infatti, vorrebbe che la scuola offrisse più protezione da violenza o bullismo), ma non è l’unico: se, infatti, per il 67,9% degli intervistati gli episodi di bullismo si sono verificati nel contesto scolastico, il 10% del campione intervistato ha invece dichiarato di essere stato vittima di bullismo nell’ambiente sportivo (13,3% dei maschi vs 6% delle femmine).

Cos'è il cyberbullismo

Il bullismo nell'era di internt net era di internet e degli smartphone, dei social network e dei forum digitali, ha dato ulteriori armi in mano ai bulli, pronti a intuire le risorse della rete, come un luogo virtuale, ma concretissimo, dove compiere atti violenti. Per gli adolescenti delle società tecnologicamente avanzate, Internet rappresenta infatti un contesto di esperienze e socializzazione irrinunciabile. Tuttavia le nuove tecnologie nascondono lati oscuri, come ad esempio l’uso distorto e improprio che ne viene fatto per colpire intenzionalmente persone indifese e arrecare danno alla loro reputazione, facilitato dall’anonimato e dalla potenziale diffusione planetaria delle offese. A questo proposito, è stato coniato il termine “bullismo elettronico” o “cyberbullismo” (cyberbullying nella letteratura anglofona) per definire un atto aggressivo, intenzionale, condotto da un individuo o un gruppo di individui usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel tempo contro una vittima. Il bullo può agire, ad esempio, pubblicando fotografie, video o informazioni private della vittima, divulgando maldicenze attraverso messaggi di testo con il cellulare o con la posta elettronica, oppure mettendo in atto minacce ripetute tramite il cellulare o gli strumenti elettronici. Nancy Willard ha proposto una distinzione tra vari tipi di cyberbullismo:

  • Flaming: messaggi online violenti e volgari, spesso all’interno di un forum.
  • Molestie (“harassment”): invio ripetuto di messaggi di insulto.
  • Denigrazione: “sparlare” di qualcuno tramite pettegolezzi o voci per danneggiare la sua reputazione.
  • Sostituzione di persona (“impersonation”): farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi che compromettano la reputazione della vittima o le sue amicizie.
  • Rivelazioni (“exposure”): pubblicare informazioni o immagini private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Inganno: (“trickery”); pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate in segreto.
  • Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per ferirla.
  • “Cyber-persecuzione” (“cyberstalking”): molestie e denigrazioni ripetute e minacciose.

playground/gassman_08.txt · Ultima modifica: 2020/02/20 16:34 da giulia.delbeato