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Indice
Elettroforo di Volta 2
Scheda rielaborata dal dott. Fabio Panfili.
| Numero di Inventario | 39 |
| Nome dello strumento | Elettroforo di Volta |
Dati scientifici
| Epoca | - |
| Costruttore | - |
| Dimensioni (in mm.) | 130 (altezza), 85 (larghezza) |
| Materiali (legno, metallo, vetro, plastica, gomma, ecc.) | Vetro, metallo |
| Descrizione | Ciò che si vede nella foto è solo il disco di metallo munito di manico isolante. Manca dunque la schiacciata che può essere di resina a forma di disco che poggia su una base circolare di legno. |
| Funzionamento | L'elettroforo di Volta è la più semplice macchina elettrostatica ad induzione e tra le più antiche. Alessandro Volta ne comunicò l'invenzione nel 1775 a J. Priestley. La schiacciata di resina, a forma di disco, dovrebbe essere appoggiata su una base di legno per venir battuta con uno straccio di lana o pelle di gatto. In tal modo si carica di segno negativo. Il disco di metallo viene quindi appoggiato sulla schiacciata e la tocca solo in pochi punti, data la rugosità sottile della resina. Dunque il disco si carica positivamente nella parte inferiore e negativamente sopra, per induzione. Allora è sufficiente toccare con un dito la sua parte superiore per portar via le cariche negative, ed ecco che il disco risulta carico positivamente. Le cariche positive non vengono portate via perché attratte dalle negative della schiacciata, che invece respingono le negative della parte superiore. Degno di nota è che il corpo umano funge da conduttore. Vedere la prima figura (764 e 765). Tutto il procedimento si può ripetere più volte senza bisogno di caricare la schiacciata. Per tale motivo il dispositivo è detto elettroforo perpetuo. La separazione delle cariche avviene dunque per il lavoro fatto dalla persona quando allontana il disco dalla schiacciata. Lavoro fatto contro la forza elettrica di attrazione tra le cariche di diverso segno: negative sulla schiacciata, positive sul disco. Didatticamente quindi si può accennare al concetto di potenziale elettrico. Oggi si usa un disco di alluminio, mentre la schiacciata di plexiglas, strofinata con lana, si carica positivamente; ne segue che i segni delle cariche sono invertiti. A chi scrive è accaduto più di una volta, durante le dimostrazioni, che la schiacciata rimaneva attaccata al disco per la forte attrazione tra le cariche. L'elettroforo applicato ad un elettroscopio a foglie permette di rilevare piccole differenze di potenziale a cui il solo elettroscopio non sarebbe sensibile. Con questo strumento Volta rilevò le deboli elettrizzazioni opposte che si manifestano quando due metalli di diversa natura vengono posti a contatto fra loro e tale scoperta rappresentò l'inizio delle ricerche che lo portarono all’invenzione della pila; “Lettera sul condensatore del 14 marzo 1782“. Vedere in proposito la figura qui sotto (Fig. 798, Fig. 799). |
| Inventore | Alessandro Volta nel 1775 |
Dati storici
| Data di entrata | Anni '20 del XX secolo |
| Inventario | - |
| Vecchi numeri di inventario | - |
| Donato - comperato - provenienza | Acquistato |
Dati relativi al restauro
| Stato di conservazione | Inservibile |
| Osservazioni - Utilizzazione per la didattica | Dimostrazione delle forze elettrostatiche |
Dati relativi alla conservazione
| Armadio | P |
| Ripiano | 2 |
| Scheda tecnica del produttore | No |
| Collocazione | Corridoio primo piano ala destra |
Sitografia
| Link | Descrizione |
|---|---|
| https://www.istitutomontani.edu.it/museovirtuale/elettroforo_di83/ | Descrizione e funzionamento |
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