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museiscientifici:piloalbertelli_roma:pila_termoelettrica_lineare

Pila termoelettrica lineare E. Leybold's Nachfolger

Scheda rielaborata dal dott. Fabio Panfili in collaborazione con il Sig. Vincenzo Panetta.

Foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta
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Foto di V. Panetta

Pila termoelettrica lineare

Numero di Inventario 792
Nome dello strumento Pila termoelettrica lineare

Dati scientifici

Epoca 12/02/1915
Costruttore E. Leybold's Nachfolger Coeln-Rhein
Dimensioni (in mm.) altezza 470 mm, larghezza 110 mm.
Materiali (legno, metallo, vetro, plastica, gomma, ecc.) Ottone, metalli vari, probabili antimonio e bismuto.
Descrizione Il dispositivo è formato da una base circolare che sorregge una colonnina telescopica che, a sua volta, porta una lastra rettangolare di metallo. Al centro della lastra c'è una scatola contenente una pila termoelettrica i cui 36 elementi sono in serie. Si suppone che le coppie di elementi siano di antimonio e bismuto. Sul retro della scatola vi è un coperchio asportabile svitando le due viti zigrinate, ben visibili nelle foto. Nella parte superiore della lastra c'è una vite che permette di regolare la larghezza della fenditura che si trova davanti agli elementi. Nelle ultime due foto si vede la fenditura completamente aperta e successivamente chiusa.
Funzionamento Se si pone il lato anteriore della lastra di fronte ad una sorgente di radiazione termica, per effetto Seebeck si genera una differenza di potenziale che è tanto più elevata quante più sono le coppie di elementi poste in serie. La corrente generata può essere misurata con un galvanometro.
Cenni storici Nel 1821 T. J. Seebeck aveva scoperto che in un circuito chiuso formato da due metalli diversi, si generava una corrente elettrica se le due giunzioni erano mantenute a temperature diverse. Sia H. C. Oersted, sia J. P. J. Fourier proseguirono questi studi ma con scarso successo. Nel 1829 L. Nobili ebbe l'idea di usare sei coppie termoelettriche poste in serie, costituite da bismuto e antimonio, e di collegarle al suo galvanometro, molto più sensibile di quelli usati dagli altri scienziati. Però il “termomoltiplicatore” così fatto non era sufficientemente sensibile. M. Melloni venne a conoscenza di questa soluzione e pensò di servirsene per le sue indagini sul “calore radiante”. La collaborazione tra Nobili e Melloni fu di breve durata. Melloni proseguì da solo nelle ricerche dal 1831 al 1837; egli aumentò il numero di termocoppie, ne perfezionò le giunzioni eliminando il mastice nelle giunture, lasciandole completamente scoperte. I suoi esperimenti sui raggi infrarossi lo condussero a provare che essi avevano le stesse proprietà della luce come la riflessione, la rifrazione e la polarizzazione. Come però accade spesso nel progresso della conoscenza le sue idee furono accettate solo nel 1835.
Bibliografia E. Schettino, “Nobili, Melloni e il termomoltiplicatore” in “Leopoldo Nobili e la cultura scientifica del suo tempo” a cura di G. Tarozzi , Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1985.
Eventuale iscrizione E. Leybold's Nachfolger Coeln-Rhein, sull'estremità superiore nella parte destra della lastra rettangolare
Inventore Leopoldo Nobili, poi perfezionata da Macedonio Melloni (a cui oggi è solitamnete attribuita).

Dati storici

Data di entrata 12.02.1915
Inventario Inventario del 31.12.1995 (648)
Vecchi numeri di inventario 1/12/1984 (710/139)
Donato - comperato - provenienza Comprato

Dati relativi al restauro

Stato di conservazione Buono, funzionante
Descrizione interventi effettuati -
Nome restauratore -
Osservazioni - Utilizzazione per la didattica -

Dati relativi alla conservazione

Armadio A3
Ripiano R3
Scheda tecnica del produttore NO
Collocazione Corridoio presidenza, primo piano

Sitografia

museiscientifici/piloalbertelli_roma/pila_termoelettrica_lineare.txt · Ultima modifica: da fabio.panfili