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museiscientifici:piloalbertelli_roma:lente_convergente

Lente convergente piano convessa

Scheda rielaborata dal dott. Fabio Panfili.

Lente convergente, immagine di Lab2Go
Foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta
Immagine da S. Pugliese Jona Fisica e Laboratorio 2, Loescher, Torino, 1984
Immagine da S. Pugliese Jona Fisica e Laboratorio 2, Loescher, Torino, 1984

Lente convergente

Numero di Inventario 774 (?)
Nome dello strumento Lente convergente

Dati scientifici

Epoca -
Costruttore -
Dimensioni (in mm.) 5350 mm (altezza) 2350 mm (diametro)
Materiali (legno, metallo, vetro, plastica, gomma, ecc.) Ottone, vetro, altri metalli
Descrizione e funzionamento La lente convergente è posta su una colonnina, che poggia su una base; la colonnina regge due semicerchi in metallo che ne permettono l'inclinazione. La lente è di tipo piano convesso. Una lente convergente e formata da un mezzo rifrangente, come ad esempio un vetro con un certo indice di rifrazione, limitato da due superfici, delle quali almeno una ha forma di una calotta sferica, come in questo esemplare. Anche se generalmente è fatta da due diottri accoppiati aventi i centri di curvatura sullo stesso asse. Secondo alcuni autori fu Keplero nel 1910, mentre si accingeva a sviluppare una teoria semplice delle lenti, ad accorgersi di dover considerare solo ciò che accade alla luce vicino alla parte centrale delle sue lenti, ossia vicina al loro asse ottico. Questo ci porta a definire la lente, oggetto delle nostre considerazioni, come lente “sottile” il cui spessore è piccolo rispetto al diametro della lente. Per usare la costruzione delle immagini secondo la fisica classica è necessario conoscere sia la nomenclatura sia le regole. Nella rappresentazione di una lente sottile l'asse di simmetria viene chiamato asse ottico; il centro ottico O è il punto per il quale tutti i “raggi” che passano per esso corrispondono a coppie di “raggi” incidenti ed emergenti paralleli, come se la lente fosse una lastra; ciò implica nella costruzione che i “raggi” passanti per il centro O non mutano la loro direzione. Inoltre, invece di tracciare la doppia rifrazione, i “raggi” che giungono sul segmento passante per O e perpendicolare all'asse ottico subiscono una sola deviazione. Sull'asse ottico vengono rappresentati anche i due fuochi F, dove convergono i “raggi” paralleli all'asse ottico. E veniamo a descrivere le regole. Le distanze p dei punti oggetto da O sono positive se si trovano in un dato semispazio e negative in caso contrario. Le distanze q dei punti immagine da O sono positive se si trovano nel semispazio opposto a quello dei punti oggetto considerati a distanza positiva, sono invece negative se si trovano nello stesso semispazio dei punti oggetto. I raggi di curvatura sono considerati positivi per le superfici diottriche che rivolgono la convessità verso la sorgente, mentre in caso contrario sono negativi. Le dimensioni trasversali dell'oggetto e dell'immagine sono positive se vengono misurate rispettivamente al di sopra e al di sotto dell'asse ottico, negative in caso contrario. L'equazione dei punti coniugati per lenti sottili si può riassumere nella forma seguente: $\frac{1} {p} + \frac{1} {q} = \frac{1} {f} = \frac{1} {f} = (n - 1) (\frac{1} {R_1} + \frac{1} {R_2})$. Che, nel caso della lente piano convessa, diventa $\frac{1} {p} + \frac{1} {q} = \frac{1} {f} = \frac{1} {f} = (n - 1) \frac{1} {R_1}$. Dove n è l'indice di rifrazione del vetro rispetto all'aria. Come per gli specchi, anche per le lenti sottili vale la legge sull'ingrandimento lineare: $G =\frac {q} {p}$. Inoltre, esprimendo la distanza focale in metri, si definisce il potere diottrico, la cui unita è la diottria, l'inverso della distanza focale. Infine, senza entrare nei dettagli, elenchiamo le aberrazioni che possono dare sistemi ottici che a) non usano luce monocromatica; b) non sono sistemi di piccola apertura, c) i “raggi” incidenti non hanno una piccola inclinazione rispetto all'asse ottico. Nei casi precedenti si hanno rispettivamente: a) aberrazione cromatica dovuta la variare dell'indice di rifrazione con il colore della luce; b) aberrazione sferica, se il sistema ottico non è di piccola apertura, si origina una caustica di rifrazione; c) astigmatismo dovuto all'eccessiva inclinazione dei “raggi” luminosi. Abbiamo riportato alcune figure con le costruzioni delle immagini in situazioni significative.
RingraziamentoSi ringrazia il sig. Vincenzo Panetta per la collaborazione.
Bibliografia S. Pugliese Jona Fisica e Laboratorio 2, Loescher, Torino, 1984. A. Caforio - A. Ferilli, Corso di Fisica Sperimentale 2, Le Monnier, Firenze, 1985.
Eventuale iscrizione Laurent. rue de l'Odeon. Paris
Inventore -

Dati storici

Data di entrata -
Inventario 31 dicembre 1995 (576) (?)
Vecchi numeri di inventario -
Donato - comperato - provenienza -

Dati relativi al restauro

Stato di conservazione Buono
Descrizione interventi effettuati -
Nome restauratore -
Osservazioni - Utilizzazione per la didattica -

Dati relativi alla conservazione

Armadio A1
Ripiano R3
Scheda tecnica del produttore No
Collocazione Corridoio presidenza, primo piano

Sitografia

Link Descrizione
https://it.openprof.com/wb/ottica_geometrica_-_lenti?ch=605 Costruzione delle immagini



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