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museiscientifici:piloalbertelli_roma:amperometro_a_filo_caldo

Amperometro da quadro a filo caldo Hartmann & Braun

Scheda elaborata dal dott. Fabio Panfili in collaborazione col sig. Vincenzo Panetta.

Foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta
Retro, foto di V. Panetta
Shunt, foto di V. Panetta
Shunt, foto di V. Panetta
Shunt, foto di V. Panetta
Foto di V. Panetta

Amperometro

Numero di Inventario Scaricato dai beni scolastici
Nome dello strumento Amperometro a filo caldo

Dati scientifici

Epoca Tra il 1894 e il 1905
Costruttore Hartmann & Braun
Dimensioni (in mm.) Diametro: 225 mm; profondità: 98 mm. Distanza tra le due barrette con i morsetti: 295 mm.
Materiali Ottone, vetro, platino-iridio o platino-argento, alluminio, metallo ferromagnetico, altri metalli, filo di seta, forse costantana.
Descrizione Un cilindro di ottone contiene i meccanismi dell'amperometro; una lastra circolare di vetro protegge la scala di tipo quasi quadratico con portata fondo scala di 20 A. Su di essa in alto vi è il logo della casa costruttrice Hartmann & Braun che ha prodotto questo esemplare per conto della ditta: Ing. Carlo Moleschott, Roma; come si legge in basso al centro in alcune foto. A sinistra si legge il N° 112751, da cui si evince che lo strumento si può datare nel periodo 1894-1905. A destra si legge: D.R. Patent (Deutsches Reichs-Patent). Il meccanismo di misura della corrente viene descritto nel “Funzionamento”. C'è un dispositivo di regolazione dell'ago sullo zero mediante una vite a sinistra, sotto la scala nelle foto. La resistenza (o derivatore elettrico o shunt) che permette di ottenere la portata fondo scala di 20 A e che è posta in parallelo al filo di platino-iridio o platino-argento è ben visibile nelle ultime foto, in genere è di costantana. I due morsetti posti alle estremità, in alto e in basso nelle foto, sono i collegamenti per la misura della corrente. I particolari costruttivi però sono più complessi, come si può leggere nel testo di G. D. Aspinall Parr citato in bibliografia da cui è tratta la figura sopra, ma esulano dall'intento di queste note.
Funzionamento Come si vede nella figura sopra, lo strumento sfrutta la dilatazione dovuta al calore sviluppato per effetto Joule del sottilissimo filo di lega di platino percorso da corrente. Da qui deriva l'andamento quasi quadratico della scala. Il filo si dilata e viene tirato verso il basso da un filo trasduttore al quale e collegato un filo di seta che gira attorno ad una puleggia, che ha lo stesso asse dell'ago indicatore, e termina all'estremo della molla. Il filo di seta infatti è tirato da una molla a balestra. E ancora, sull'asse dell'ago vi è una lamina di alluminio a due settori, immersa parzialmente fra i poli di un magnete; quando la lamina ruota si generano correnti parassite che producono uno smorzamento del moto dell'asse. Il “filo caldo” in genere è fatto di leghe platino-iridio o di platino-argento che presentano una resistività elettrica elevata unita ad una buona resistenza meccanica, sono inossidabili e con un elevato grado di invariabilità nel tempo; inoltre esso deve avere una piccola inerzia termica per avere prontezza di risposta nelle indicazioni e bassa dispersione termica: queste esigenze richiedono fili sottili e possibilmente lunghi. I vantaggi di questo tipo di strumento sono dovuti alla sua capacità di misura in continua e in alternata, alla sua insensibilità alla frequenza e dunque al suo uso anche per alte frequenze e alla sua insensibilità ai campi magnetici ed elettrici statici. Inoltre è insensibile alla forma del segnale, poiché in questi casi lo strumento indica sempre il valore efficace della corrente che lo attraversa.
Note storicheIl primo strumento di questo tipo fu brevettato nel 1883 da M. P. Cardew (1851-1910) con lunghi tubi di cui necessitava. Verso il 1890 la ditta Hartmann & Braun di Francoforte realizzò un amperometro termico che, ricorrendo ad un diverso sistema di amplificazione meccanica, riduceva di molto la lunghezza del filo percorso dalla corrente, realizzando uno strumento più compatto di quello di Cardew. Dell'ing. Carlo Moleschott attualmente non disponiamo di notizie ben documentate riguardanti la sua attività come importatore e rivenditore di apparecchiature elettriche. Pare che sia stato un rappresentante della Siemens & Halske e che abbia contribuito alla diffusione di impianti e apparati elettrici, ecc.
Bibliografia a) L. Olivieri ed E. Ravelli, Elettrotecnica - Misure Elettriche, Vol. III, CEDAM, Padova 1962, pp. 136 e 137. b) J. H. Fewkes and J. Yarwood, Electricity, Magnetism, and Atomic Physics, Vol. I, University Tutorial Press LTD near Cambridge, London 1956, pag. 89. c) G. D. Aspinall Parr, Electrical Engeneering Measuring Instruments, Blackie & Sons, London, 1903, pp. 134-139; https://archive.org/details/electricalengine00parrrich/page/n5/mode/2up
Eventuale iscrizione Logo della Hartmann & Braun; AMP; ING. CARLO MOLESCHOTT - ROMA; N° 112751: D.R PATENT; sul retro: ALT ..(? non leggibile); 20 A; N° 5643 A
Inventore M. P. Cardew (1851-1910) nel 1883.

Dati storici

Data di entrata Non nota
Inventario -
Vecchi numeri di inventario (1970?): 1171/167.
Donato - comperato - provenienza -

Dati relativi al restauro

Stato di conservazione Non sottoposto a misure per precauzione.
Descrizione interventi effettuati -
Nome restauratore -
Osservazioni - Utilizzazione per la didattica Misure di corrente elettrica

Dati relativi alla conservazione

Armadio 2
Ripiano 3
Scheda tecnica del produttore No
Collocazione Corridoio primo piano. lato via dell'Esquilino

Sitografia

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