Areometro di Fahrenheit
Gli areometri sono densimetri per la misura della densità dei liquidi o dei solidi.
Essi sono di molteplici tipi e per svariati usi, come la determinazione della densità del latte o la concentrazione del saccarosio o di alcol presenti in una soluzione.
Ma fondamentalmente si dividono in areometri a peso costante e areometri a volume costante.
Il primo areometro a peso costante si attribuisce a Beaumé; mentre quello a volume costante a Nicholson, del quale una versione nota è l’areometro di Fahrenheit.

Areometro di Fahrenheit
L’areometro di Fahrenheit somiglia a quello di Nicholson ed è a volume costante (e peso variabile).
Esso fu inventato da Gabriel Daniel Fahrenheit (1686 - 1736) negli anni ’20 del Settecento.
La sua forma è analoga a quella dell’areometro di Nicholson, ma è di vetro e non ha il contenitore nella parte inferiore.
Esso si può porre in ogni liquido. Alcuni esemplari hanno il piattino di ottone.
Questo apparecchio, infatti, costruito tutto in vetro con zavorra di pallini di piombo (o mercurio) contenuta in una piccola ampolla pendente, non fa che ripetere il metodo della bilancia idrostatica, nel quale al posto del corpo appeso sta tutto lo strumento. Si considera in equilibrio tutto il sistema quando il pelo del liquido è al punto di affioramento segnato sul gambo sotto il piattello.
Prima di eseguire l’esperimento bisogna pesare lo strumento; tale peso A è la costante dell'areometro.
Materiale occorrente.
Areometro di Fahrenheit. Acqua distillata per 2/3 del cilindro. Una pesiera con frazioni di grammo. Liquido in esame tanto per 2/3 del cilindro.
Un cilindro di vetro di dimensioni opportune (non occorre graduato) . Una pezza di pelle di daino. Un termometro.
Procedimento.
Lo sperimentatore avrà pulito bene l'areometro in tutte le sue parti e riposto su un foglio di carta bibula (assorbente). Si versa un determinato volume di acqua distillata nel cilindro e vi si immerge l'areometro tenendolo con due dita diametralmente per il piattello; si abbia cura di eliminare eventuali bollicine d'aria rimaste aderenti.
Il livello dell'acqua non arriva al punto di affioramento, si devono aggiungere pesi numerati $ P_1$.
Si toglie l’areometro dall'acqua, dopo aver collocato i pesi nell'astuccio, si asciuga bene in tutte le sue parti toccandolo con le dita il meno possibile; quindi, cambiata l'acqua con un uguale volume di liquido (pulire e asciugare bene il cilindro prima di versare questo), vi si immerge l'areometro e con le modalità di prima si porta all'affioramento.
Occorre mettere nel piattello pesi numerati $ P_2$: si hanno i valori necessari;
$P_r$ = $\frac{(A + P_2)} {(A + P_1 }$
è il peso specifico cercato.
L'esperienza è piuttosto facile e breve; non si presta per tutti i liquidi, ma per buona parte dei più noti, tra i quali anche l'acido solforico, soluzioni acide non fumanti, né di odore forte o sgradevole, basiche, saline, zuccherine, ecc. .
Non richiede l'uso di bilancia, ma una quantità di liquido rilevante, e pertanto non sempre si può eseguire. Una causa di errore è la valutazione dell'affioramento, perché il gambo, più grosso di quello dell'areometro di Nicholson, forma attorno a sé un menisco del quale non è tanto facile valutare la base; ci vuole un occhio piuttosto acuto.
La temperatura influisce sulla misura poiché il volume dei corpi varia con la temperatura. E dunque l’acqua e il liquido devono essere alla stessa temperatura durante la misura.
Bibliografia: Istruzione N° 31 Paravia ; Adolphe Ganot, versione di Gemello Gorini, Trattato Elementare di Fisica Sperimentale ed Applicata …, F. Pagnoni Edit., Milano, 1861.
Sitografia
| Link | Descrizione |
|---|---|
| http://museocrescenzipacinotti.altervista.org/dati-scheda.asp@id=97.html | Descrizione e funzionamento |
| https://catalogo.museogalileo.it/approfondimento/Areometro.html | Cenni storici |





