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chimica:strumenti:bottiglia_di_wolff

LAB2GO Scienza

Bottiglia di Wolff

Descrizione

La bottiglie di Wolff hanno rappresentato, nel XVIII e XIX secolo, un componente standard della maggior parte dei laboratori chimici. Esse derivano il loro nome dal chimico e mineralogista inglese Peter Woulfe (1727-1803) che per primo le descrisse nel 1767 in un lavoro pubblicato su ‘Philosophical Transactions of The Royal Society’ (1767, p. 517), mettendone in mostra una innovativa applicazione come piatto a due uscite nell’ambito dei suoi esperimenti sui processi di distillazione; tuttavia Woulfe basò il suo disegno su apparati di vetreria già in uso all’epoca, ideati e realizzati diversi decenni prima da Johann Rudolf Glauber (1604–1670), chimico tedesco, da molti considerato padre dell’ingegneria chimica.Le bottiglie di Wolff consistono in recipienti cilindrici di vetro a pareti spesse muniti di due o più colli, anch’essi in vetro, disposti lungo il diametro della sommità del recipiente. Inizialmente tali apparati di vetreria venivano usati come recipienti per la generazione di gas attraverso apposite reazione chimiche fatte avvenire al loro interno. Successivamente Woulfe ne ampliò notevolmente il campo di applicazione introducendo acqua all’interno del recipiente e collegando dei tubi ai colli in vetro per permettere il flusso di gas attraverso di essi: grazie a queste innovazioni l’intero apparato poteva permettere il passaggio di gas attraverso liquidi e quindi fungere da recipiente di raccolta di sostanze allo stato gassoso; pertanto, nel corso dei decenni successivi, le bottiglie di Woulfe, riempite con appositi liquidi, furono usate principalmente come contenitori di assorbimento di gas, sia per evitare la dispersione nell’aria di gas nocivi prodotti durante le reazioni chimiche, sia per ottenere soluzioni sature di gas.


chimica/strumenti/bottiglia_di_wolff.txt · Ultima modifica: 2019/09/23 14:30 (modifica esterna)