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biologia:esperienze:approcci_per_la_gestione_delle_colture

LAB2GO Scienza

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Diversi approcci per la gestione delle colture

Per l'anno scolastico 2018/2019, il progetto di alternanza scuola-lavoro Lab2go tratterà il tema riguardante l'ambito delle patologie vegetali, con focus su piante di interesse alimentare e il relativo monitoraggio degli attacchi da parte di microrganismi patogeni. Il punto focale da cui partire, riguarda i diversi approcci per la gestione delle colture agricole e i loro vantaggi e svantaggi per l'uomo e per l'ambiente:

  • trattamento chimico tradizionale;
  • lotta integrata;
  • trattamento biologico.
Trattamento chimico tradizionale

L'agricoltura convenzionale (o intensiva) è un metodo di coltivazione generalmente intensivo che prevede l'uso di prodotti chimici per la fertilizzazione e la difesa delle piante dai patogeni. Ciò può comportare il ritrovamento di residui (che devono comunque essere sotto limiti di legge) nei prodotti e problemi ambientali legati ad alcune pratiche. Tuttavia, attualmente anche l'agricoltura convenzionale si muove verso un modello di produzione a basso impatto ambientale perciò meno intensivo. L'agricoltura intensiva realizza la massima semplificazione dell'ecosistema attraverso l'adozione di due metodi prioritari: la monocoltura agricola e l'allevamento senza terra. La monocoltura è una pratica produttiva che consiste nell'adibire vaste zone di territorio alla coltura di un'unica specie vegetale, in maniera intensiva e standardizzata, al fine di ottenerne massimo rendimento e massimo profitto. Spesso questa standardizzazione viene accentuata dall'utilizzo di Cultivar (specie vegetali uniformate da una rigida selezione genetica) e dal massiccio utilizzo di pesticidi e fertilizzanti. L'allevamento senza terra è un sistema di zootecnia intensiva in cui gli animali vivono in grandi capannoni senza alcun legame con la terra, dove i mangimi -spesso complessi e integrati con farmaci di prevenzione- vengono acquistati all'esterno e le deiezioni e gli scarti debbono essere smaltiti con metodi industriali fuori dall'azienda che non è in grado di riutilizzarli produttivamente. Entrambi i metodi sono energivori ed inquinanti.

Che cosa sono i pesticidi e i fertilizzanti?

I fertilizzanti sono mezzi tecnici, utilizzati in agricoltura e giardinaggio, che permettono di creare, ricostituire o aumentare la fertilità del terreno. Secondo l'effetto di miglioramento che conferiscono al suolo, i fertilizzanti si distinguono come:

  • Concimi: arricchiscono il terreno in uno o più elementi nutritivi. I concimi si suddividono in «concimi CE» e «concimi nazionali»;
  • Ammendanti: migliorano le proprietà fisiche del terreno modificandone la struttura e/o la tessitura;
  • Correttivi: modificano la reazione dei terreni anomali spostando il pH verso la neutralità.

I pesticidi sono prodotti utilizzati in ambito agricolo e industriale. Si tratta di composti, di origine chimica o naturale, finalizzati alla protezione del raccolto, dei legnami e degli alimenti da organismi potenzialmente nocivi. Nel caso specifico in cui si parli di agenti utilizzati per preservare le colture da insetti e parassiti, i pesticidi prendono il nome di prodotti fitosanitari. L’efficacia dei pesticidi è data dalla presenza di principio attivo, che può consistere in un microrganismo o in una sostanza chimica, il quale contrasta l’azione dell’organismo infestante.

Vantaggi e svantaggi

L'agricoltura convenzionale, parte integrante di un modello di sviluppo economico in evoluzione, ha condiviso negli ultimi decenni obiettivi comuni alle altre attività umane: aumentare i profitti e ridurre la manodopera. Per realizzarli ha quindi puntato sull'aumento delle rese, cioè delle quantità prodotte per unità di superficie, e sul ricorso alla meccanizzazione. Inevitabilmente si è trovata ad applicare dei sistemi intensivi, con un largo impiego di capitali per acquisire risorse esterne. Si sono ottenuti risultati molto soddisfacenti in termini di qualità e quantità, con conseguenti vantaggi di tipo economico. Per contrastare e limitare tali inconvenienti, le tendenze più attuali dell'agricoltura convenzionale prevedono una generale razionalizzazione degli interventi, con riduzione del loro numero nell'arco del ciclo colturale. Nello stesso tempo vengono abbassate le dosi somministrate con un duplice scopo: ridurre i pericolosi accumuli di sostanze dannose nel terreno e nelle falde acquifere sottostanti e diminuire i danni sulla vegetazione circostante, sugli insetti utili e sull'ambiente in genere. L’agricoltura convenzionale produrrà più cibo, ma a spese dell’ambiente: perdita di biodiversità, degrado ambientale e gravi impatti sui servizi ecosistemici. La concimazione chimica dei terreni, attraverso l’uso di prodotti industriali artificiali, impoverisce il suolo favorendo l’infertilità e i processi di desertificazione, inquinando di conseguenza il terreno. Questo tipo di agricoltura è la prima causa del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità e della distruzione dell’ambiente, comportando così un forte impatto sugli organismi del suolo, sulla loro attività e sulla loro biodiversità. La distruzione di foreste e praterie per coltivare la terra e l’abuso di fertilizzanti e pesticidi sono pratiche che colpiscono l’ecosistema suolo e danneggiano drasticamente i microrganismi nella quantità e nella biodiversità. Al tempo stesso questa attività agricola riduce il numero delle specie vegetali a livello radicale e limita i possibili habitat e nutrimenti per gli organismi del suolo. Tutte queste pratiche insostenibili di gestione dei terreni hanno causato la degradazione di oltre un terzo dei terreni mondiali e li hanno resi incapaci di produrre cibo con rese adeguate e con alte proprietà nutritive. Una delle forme più gravi di inquinamento causato dall’agricoltura riguarda le acque. Fertilizzanti, erbicidi e pesticidi utilizzati sulle piante e sui terreni agricoli finiscono in gran parte nel suolo e vengono successivamente trasportati nei fiumi e quindi nei mari. Dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto, fosforo e zolfo quando invadono un ecosistema acquatico provocando un eccessivo accrescimento di piante acquatiche e la proliferazione di microalghe. Tutto ciò determina l’aumento dell’attività batterica e il consumo di ossigeno che viene a mancare prima ai pesci e poi agli altri organismi determinando il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè la morte del lago, con putrefazione delle alghe e degli organismi acquatici.Insetticidi e fitofarmaci non tossici per l’uomo inoltre, possono essere letali per molte specie di anfibi e rettili che popolano fiumi e laghi causando l'eliminazione d'insetti innocui ma sensibili ai veleni.

Lotta integrata

La lotta integrata è un insieme di strategie messe in atto per ridurre l'uso di fitofarmacie per la difesa delle colture:

  • con l'uso di fitofarmaci poco o per niente tossici per l'uomo e per gli insetti utili;
  • con la lotta agli insetti dannosi tramite la confusione sessuale (uso di diffusori di feromoni);
  • con fitofarmaci selettivi (che eliminano solo alcuni insetti);
  • con fitofarmaci che possono essere facilmente denaturati dall'azione biochimica del terreno e dall'aria;
  • con la lotta agli insetti dannosi tramite le tecniche di autocidio, come la tecnica dell'insetto sterile (SIT);
  • con la prevensione dello sviluppo di parassiti;
  • con la lotta agli insetti dannosi tramite l'inserimento di altri che siano loro predatori naturali e che non siano dannosi alle coltivazioni (lotta biologica);
  • con l'uso di varietà colturali maggiormente resistenti;
  • con l'uso della rotazione colturale;
  • con particolare attenzione ed eliminazione di piante infette.

I limiti della lotta integrata sono costituiti dai maggiori costi di produzione, dalla necessità di una assistenza tecnica qualificata, e la obbiettiva difficoltà nel certificare il prodotto. La prima regione a creare un marchio di garanzia e tutela per i prodotti agroalimentari realizzati con tecniche di agricoltura integrata è la Toscana con il marchio “Agriqualità”. La lotta integrata parte dalla consapevolezza che quando si interviene in un ecosistema si alterano le reti trofiche. Sfrutta i fattori biotici e abiotici di regolazione interna agli ecosistemi a suo vantaggio e usa tutti gli strumenti possibili, non limitandosi quindi ai mezzi chimici (biologici, culturali, biotecnologici..). Questo approccio è prevalentemente usato nella lotta contro gli insetti, ma si può estendere nella lotta contro tutti gli organismi dannosi (funghi,roditori..). Il suo obiettivo è quello di mantenere l'organismo dannoso entro una soglia, limite oltre al quale l'organismo stesso crea danno economico (non vuole arrivare all'eradicazione, ma al contenimento).

Vantaggi

Nata dall’esigenza di contenere i costi dei trattamenti chimici sulle colture, la lotta integrata interviene con la chimica solo quando il potenziale danno arrecato al raccolto supera il costo del trattamento stesso. Il prodotto da lotta integrata è più “pulito” di quello convenzionale e di minor impatto ambientale. In laboratorio, grazie all'utilizzo della lotta integrata con i trattamenti chimici, le quantità di pesticidi sono ridotte del 50 %. La lotta integrata può rappresentare un giusto compromesso tra esigenze distributive (abbondanza e regolarità delle forniture) e commerciali (basso costo e facile reperibilità dei prodotti) rispondendo a buona parte delle esigenze del consumatore, anche se, rispetto al biologico, rappresenta una soluzione parziale e “di passaggio” verso un’agricoltura globalmente pulita, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente. Produzione integrata significa gestire il campo coltivato (frutteto, vigneto, impianto di fragole e piccoli frutti, appezzamento coltivato ad ortaggi, ecc.) creando condizioni ottimali per assicurare alla pianta una sufficiente capacità di autodifesa. L’obiettivo si raggiunge realizzando una serie di opzioni complementari: scelta del terreno adatto, messa a dimora di seme o di piante da vivaio selezionate e sane, adozione di tecniche e di interventi agronomici conformi alla fisiologia delle piante coltivate, ricorso all’impiego di prodotti fitosanitari rispettosi delle varie componenti dell’agro-ecosistema. Solo in questo modo si può realizzare un tipo di agricoltura ecocompatibile. La direttiva CE 128/2009 sull’utilizzo ecosostenibile dei prodotti fitosanitari è stata recepita dall’Italia con la messa a punto di un Piano di azione nazionale (PAN) che ha richiesto un lungo e impegnativo lavoro da parte di un comitato di esperti nazionali e regionali ed un confronto con le categorie sindacali e professionali interessate. Esso prevede la coesistenza di due tipi di produzione agricola: integrata e biologica. La prima può essere esercitata a due livelli: obbligatorio, ma limitato al rispetto di linee guida minimali e volontario, più restrittivo e complesso.

Svantaggi

La produzione biologica esclude l’utilizzo di mezzi chimici di sintesi, concimi minerali e di qualsiasi pratica di forzatura e mette al primo posto il ripristino e il mantenimento della vitalità microbica del terreno. All’attualità solo i prodotti provenienti da agricoltura biologica, per essere messi in commercio, devono essere certificati da un organismo tecnico autorizzato. Per quelli da agricoltura integrata la certificazione è prevista ma non è stata ancora codificata.

Trattamento biologico

L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che sfrutta la naturale fertilità del suolo, favorendola con interventi limitati. Vuole promuovere la biodiversità delle specie domestiche (sia vegetali, che animali) e esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi e degli organismi geneticamente modificati (OGM). L'agricoltura biologica ha come obiettivo il mantenimento e l'aumento dei livelli di sostanza organica nei suoli, riducendo o eliminando del tutto l'apporto di fertilizzanti di sintesi, d'erbici e di fitofarmaci. Il metodo di produzione biologico ha una duplice funzione: rispondere alla domanda da parte dei consumatori di alimenti e fibre e dall'altro fornire beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell'ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.

vantaggi

  • Minore richiesta di energia fossile; L'agricoltura consuma in media il 30% in meno di energia per unità di prodotto, grazie all'utilizzo di tecniche a basso impatto, grazie all'utilizzo di mezzi e a filiere di vendita brevi (prodotti a Km zero).
  • Minore consumo di acqua;La realizzazione di produzioni non intensive, unite all'uso della fertilizzazione organica favoriscono l'accumulo della sostanza organica nel suolo, fondamentale per migliorare l'efficienza di crescita delle piante e trattenere l'acqua nel suolo.
  • Assenza di trattamenti con pesticidi e anticrittogamici di sintesi; Le pratiche gestionali biologiche favoriscono le autodifese naturali della pianta. Per questo un terreno sano e non contaminato rappresenta una condizione indispensabile. Vengono perciò effettuati una serie di interventi finalizzati a migliorare le fertilità del suolo e la resitenza delle piante a patogeni e stress ambientali; tutto ciò nel pieno rispetto degli ecosistemi presenti e limitando i residui di pesticidi ed anticrittogamici nei prodotti.
  • Minor emissioni di CO2, N2O e CH4.

Svantaggi

  • Impoverimento del carbonio organico contenuto nel terreno.
  • Una minor resa agricola; quindi da uno sfruttamento di superfici più vaste.
  • Maggior necessità di intervento umano
biologia/esperienze/approcci_per_la_gestione_delle_colture.txt · Ultima modifica: 2020/11/18 13:05 (modifica esterna)